Mia figlia ha 90 anni: il monologo che fa sentire i caregiver meno soli

«Nella mia vita c’è una vecchia. Ha novant’anni. È cieca, e porta gli occhiali 3D perché da sempre è abituata ad avere qualcosa sul naso. Non cammina più e la testa ogni tanto va per conto suo. Quella vecchia è mia madre».
Con queste parole si apre Mamma a carico – Mia figlia ha novant’anni (regia di Gabriele Scotti), pièce unica nel suo genere: un monologo ma con una voce in più, quella di Anna, la madre ribelle della protagonista, che rivive sul palcoscenico attraverso alcuni video originali. A portarlo in scena è Gianna Coletti, attrice, autrice, cantate e chitarrista, che ha trasformato una vicenda personale in una storia universale. «A 80 anni mia madre Anna ha perso la vista, poi è arrivata la demenza e il crollo fisico. A 90 non camminava più, a 93 morta», racconta. Così la figlia diventa madre della propria madre: la imbocca, le sistema le coperte, restituendole le stesse cure ricevute da bambina. Nei lunghi silenzi e nelle parole sconclusionate per via di quella testa non più lucida, il rapporto s’inverte e si trasforma in qualcosa di nuovo.

Eventi gratuiti a «Il Tempo della Salute»: tutte le attività e iniziative da non perdere
Dare voce ai caregiver
Lo spettacolo è un modo per rompere il tabù della vecchiaia, ma soprattutto per dare voce ai caregiver, cioè a chi presta assistenza a un familiare non più autosufficiente per via dell’età avanzata, di una disabilità o di una malattia. «Lo spettatore trova sempre qualcosa di sé nella mia storia e in quella di mia madre Anna, anche se in quel momento non si dedica alla cura di una persona cara – spiega Coletti -. Ho scelto di raccontarla con leggerezza, la cifra che mi contraddistingue come artista, ma senza sconti. Essere un caregiver significa vivere sull’ottovolante: in un giorno si passa da momenti di sconforto e rabbia ad attimi di grande tenerezza».
In scena dal 2017, lo spettacolo ha girato l’Italia ed è tratto dall’omonimo libro scritto da Gianna Coletti, pubblicato da Einaudi nel 2015. I video proiettati durante il monologo sono quelli tratti da Tra cinque minuti in scena (regia di Laura Chiossone), film indipendente del 2012 che riprende momenti di vita reale di Gianna e sua madre.
Al «Tempo della Salute» l’attrice salirà sul palco per darcene un assaggio: 25 minuti per emozionarsi e riflettere, in cui si ride e si piange. Un messaggio d’amore che arriva in tutta la sua potenza per ricordare che c’è un destino comune scritto nel ciclo della vita, quando i ruoli si ribaltano e la storia non può che avere un’unica, inevitabile, fine.